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GIAPPONE - Periodo Showa (1912-1989).
Maschera teatrale Nō raffigurante il personaggio Ko-Omote, scolpita in legno di hinoki monossido.
Di forma ovale, con la fronte alta e liscia, gli occhi socchiusi, le sopracciglia alte che richiamano la moda dell’epoca Heian (794-1185) e la bocca socchiusa che lascia intravedere la fila superiore di denti laccati di nero. Capelli dipinti di nero, con ciocche che ricadono ai lati.
Tracce di forbici sul retro e firma.
Dimensioni: 20,4 x 13,3 x 6,5 cm.
Maschera teatrale Nō raffigurante il personaggio di Yoroboshi, un monaco cieco, scolpita in legno di hinoki monossido. Di forma ovale, con la fronte alta e liscia, gli occhi chiusi, le labbra sottolineate di rosso, la bocca socchiusa che lascia intravedere una fila di denti di cui la metà superiore è annerita. Capelli dipinti con lunghe ciocche che ricadono su tutta la fronte e sui lati.
Tracce di forbici sul retro, non firmata.
Dimensioni: 20 x 13,4 x 6,7 cm.
Note: Il Nō è uno stile teatrale classico puramente giapponese che trae ispirazione da temi letterari e poetici, fondendo implicitamente concetti buddisti e shintoisti con credenze popolari. Il Nō inizia a svilupparsi già nel XIV secolo, traendo ispirazione da un’altra forma teatrale molto popolare all’epoca chiamata _Sarugaku no Nō_ (musica delle scimmie). In quel periodo, Kan-ami e suo figlio Zeami, attori e drammaturghi, stabilirono le regole del Nō che vengono rispettate ancora oggi. Uno spettacolo di Nō è composto da tre a cinque atti separati da intermezzi comici (kyōgen), e può quindi durare diverse ore. Un’orchestra e un coro accompagnano la recitazione degli attori, che unisce pantomime danzate e canti lirici. Questi drammi, che per lo più raccontano storie di guerre, amore e gelosia, si dividono in due tipi di opere: quelle che trattano storie reali e quelle in cui intervengono esseri soprannaturali. Questa forma di spettacolo utilizza maschere, considerate l’incarnazione della presenza divina, indossate esclusivamente dall’attore principale (shite). La maschera del Nō (nōmen) viene «apposta» sul volto dell’attore in modo tale che le guance e il mento rimangano visibili, ed è leggermente inclinata verso il basso.
Le maschere sono scolpite in legno di hinoki (cipresso giapponese) e laccate sul retro per renderle impermeabili al sudore dell’attore; il legno scolpito viene poi ricoperto da una miscela chiamata gofun (polvere di gusci di ostriche macinati, legata con colla animale e pigmenti). Una volta asciutta, la maschera viene lucidata e i capelli, gli occhi, la bocca e i denti vengono dipinti con inchiostro di china e pigmenti.
Al termine del processo di fabbricazione, viene realizzato un «invecchiamento» artificiale mediante l’apporto di segni di usura intenzionali a livello dei fori per i cordoni, degli occhi e della bocca, realizzati in modo da evidenziare l’uso e la funzione della maschera senza comprometterne l’armonia e la bellezza; viene inoltre applicata una colorazione (koshoku = colore antico). Questo procedimento non mira a riprodurre in modo plausibile i segni del passare del tempo, ma a evocare il carattere atemporale insito nel Nō. Infatti, una maschera che apparisse priva di qualsiasi esperienza vissuta non potrebbe corrispondere all’universo del Nō.
Le maschere del Nō rimandano quindi contemporaneamente alla vita, a una cultura, alle sue convenzioni, ai personaggi teatrali, agli scultori, alle espressioni e, naturalmente, a un’estetica particolare.
Ref: I8EYSID6Q3