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Coppia di candelabri a due fiamme in bronzo dorato e cesellato, ornati da gocce di cristallo. Ogni candelabro è sormontato da una pigna. I portacandele sono decorati con palmette. Il fusto è composto da colonnine accorciate, una in marmo bianco ornata da catene dorate e gocce di cristallo, l'altra in marmo nero. I candelabri poggiano su una base circolare montata su un plinto quadrato di marmo bianco.
Opera svedese
Periodo Luigi XVI
Restauri ordinari
Altezza 48,5 x Larghezza 17 cm
La coppia di candelabri qui presentata è un perfetto esempio dell'evoluzione del design dei candelabri dagli anni Settanta del Settecento in poi. Sebbene svedesi, questi candelabri mostrano chiaramente un'influenza francese. Così, le forme complesse, vivaci e naturali dello stile Rococò lasciarono il posto a forme classiche: apparvero modelli circolari e quadrati e gli angoli divennero sempre più prominenti in questo periodo. I candelabri non facevano eccezione, come dimostra questa coppia: il fusto di colonne accorciate, sostenuto da una base circolare a forma di toro e plinto, a sua volta poggiante su una base in marmo, è caratteristico dell'evoluzione neoclassica della fine del XVIII secolo, ispirata a forme classiche.
Non possiamo parlare di questa coppia di candelabri senza menzionare il rapporto artistico tra Francia e Svezia. Questo rapporto non iniziò nel XVIII secolo: per tutto il Medioevo, gli scambi tra questi due paesi cattolici furono facilitati dai monaci cistercensi. La costruzione di chiostri e chiese in Svezia fu quindi regolare, almeno fino all'avvento della Riforma protestante, iniziata nella prima metà del XVI secolo in Svezia, durante il regno di re Gustavo I Vasa (regno: 1523-1560). Non più mecenate ecclesiastico, la monarchia prese il sopravvento. Fu sotto Gustavo I, in occasione della ristrutturazione del suo palazzo, che viene menzionato il primo nome di un artista francese. Questa influenza francese non avrebbe fatto che aumentare nel corso dei decenni, con il XVIII secolo che vide l'ascesa alla ribalta di una delle famiglie artistiche svedesi più francofile: i Tessin. Nicodemus Tessin il Giovane fu il primo membro di questa famiglia a impiegare artisti francesi, come Bernard Fouquet e René Chauveau, per i lavori di ristrutturazione del Palazzo Reale di Stoccolma, iniziati nel 1688. Carl Gustaf Tessin, figlio di Nicodemus, fu anche uno dei più influenti ambasciatori dell'arte svedese in Francia. Lasciò la Svezia nel 1714, all'età di 20 anni, per il suo primo soggiorno a Parigi per completare gli studi. Tornò a Parigi tra il 1728 e il 1729 come ambasciatore per assicurarsi il sostegno francese nella guerra tra Svezia e Russia, ma il suo vero interesse era per l'arte piuttosto che per la politica. Strinse amicizia con molti artisti francesi dell'epoca, come Chardin e Boucher, dai quali acquistò diverse opere. Incaricato di decorare il Palazzo Reale di Stoccolma, responsabilità che ereditò dal padre alla sua morte nel 1728, trasse ispirazione dai metodi di lavoro del padre: si avvalse di artisti francesi, come gli scultori Michel Lelièvre e Pierre David, e i pittori Thomas-Raphaël Taraval e Nicolas Deslaviers, che lo decorarono nello stile oggi noto come "Luigi XV". Le relazioni tra Francia e Svezia sono documentate anche attraverso il ricordo dei legami politici con la regina francofila Cristina di Svezia nel XVII secolo, nonché attraverso la letteratura, in particolare quella di Voltaire, che scrisse la *Storia di Carlo XII, re di Svezia*, pubblicata nel 1731.
Ref: UT27ALDO26