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Importante pannello ligneo policromo per carro processionale raffigurante Narasimha, uno dei dieci avatar di Vishnu.
India meridionale, Stato del Tamil Nadu
Fine XIX - Inizio XX secolo
Vishnu è raffigurato nel suo avatar Narasimha, metà uomo e metà leone, in posizione athibhanga, con la gamba destra piegata e la sinistra ripiegata. Ha dodici braccia che reggono i suoi attributi tradizionali: la campana (gantha), la mazza (gada), la conchiglia (panchajanya), lo scettro (danda) e il disco (chakra). Rappresentato qui nel suo aspetto feroce (Ugra Narasimha), incarna l'ira divina contro il re demone Hiranyakashipu, che sconfigge e sventra.
Le sue due braccia superiori squarciano e affondano nel ventre del demone, mentre altre due braccia brandiscono le sue viscere come una ghirlanda. È adornato con numerosi ornamenti su braccia, polsi e caviglie. La sua testa, ornata da un kiritamukuta alto e riccamente lavorato e dal simbolo tilkat, è posta contro un'aureola di luce radiosa (prabhamandala), simbolo della sua onnipotenza divina. Il suo volto esprime una rabbia parossistica, quasi folle: occhi spalancati, zanne visibili e una criniera ispida incarnano la furia e la forza incontrollabile di Narasimha, che persino gli dèi temono. Hiranyakashipu sconfitto è raffigurato disteso sulla schiena, tenuto orizzontalmente sulle ginocchia di Narasimha. Il suo volto rimane impassibile mentre stringe ancora la spada e lo scudo circolare, testimoni della battaglia che stava per combattere.
Il registro superiore è dominato da una terrificante testa di kirtimukha, destinata a respingere le forze del male: una bocca spalancata da cui emergono viticci stilizzati, occhi sporgenti, denti visibili e una lingua protrusa. Alle due estremità, due ninfe celesti alate, le vidyadhari, introducono con grazia la scena.
A sinistra, alla base della composizione, si trova una figura alata inginocchiata in atteggiamento devozionale, con le mani giunte in anjalimudra, a rappresentare Garuda, la fedele e devota cavalcatura di Vishnu. A destra, un devoto demoniaco si erge immobile, terrorizzato e paralizzato, testimone dell'orribile scena in cui il suo maestro viene letteralmente sventrato davanti ai suoi occhi. Il tutto poggia su un fregio decorato con ondulazioni sopra petali di loto stilizzati.
La scena di Narasimha che sventra Hiranyakashipu è un Bibhatsa Rasa, in cui disgusto e violenza sono integrati in una forma artistica codificata.
Il termine rasa è un concetto centrale nell'estetica indiana e si riferisce all'impatto emotivo o all'esperienza provata dallo spettatore di fronte a un'opera d'arte (teatro, danza, scultura, poesia). Bibhatsa, uno dei nove rasa della teoria estetica classica, corrisponde al sentimento di avversione o repulsione. Partecipa pienamente all'esperienza emotiva dello spettatore e illustra la capacità dell'arte indiana di sublimare l'odioso e il ripugnante in un'esperienza estetica, trasformando il confronto con il disagio in una fonte di bellezza e profondità spirituale.
La nostra opera teatrale raffigura una scena emblematica della mitologia induista. Mostra Vishnu nel suo temibile aspetto di Narasimha che uccide Hiranyakashipu. Dopo la morte del fratello Hiranyaksha, sconfitto da Varaha (uno degli avatar di Vishnu), Hiranyakashipu nutre un profondo odio per il dio. Attraverso un intenso ascetismo, ha ottenuto da Brahma una quasi invulnerabilità: non può essere ucciso da uomini o animali, dèi o demoni, di giorno o di notte, al chiuso o all'aperto, sulla terra o in cielo, né da alcuna arma. Con questo potere, egli trasgredisce il dharma, sovverte l'ordine cosmico, impone il culto della propria persona e perseguita i devoti di Vishnu. Il demone tenta ripetutamente di uccidere suo figlio Prahlada, un fervente devoto del dio, ma quest'ultimo sopravvive a questi tentativi di assassinio grazie alla protezione divina. Vishnu interviene quindi sotto forma di Narasimha, un essere ibrido, metà uomo e metà leone, che vanifica la benedizione di Brahma: afferra il demone su una soglia al crepuscolo, lo tiene in ginocchio e lo uccide con i suoi artigli, senza violare la benedizione di Brahma.
Il nostro pannello scolpito raffigurante Narasimha fa parte della tradizione decorativa dei carri processionali del Tamil Nadu, chiamati ther. Questi monumentali carri di legno vengono utilizzati durante le principali festività religiose per trasportare l'immagine della divinità fuori dal tempio, permettendo così ai fedeli di entrare in contatto diretto con essa attraverso il darshan (la visione del divino). I pannelli scolpiti che li adornano, come questo, raffigurano scene mitologiche immediatamente riconoscibili e significative, fungendo da punto focale per la devozione e trasmettendo narrazioni sacre. Partecipano pienamente a portare il divino nella sfera pubblica, trasformando il carro in un vero e proprio tempio mobile e rendendo la processione un momento centrale nella vita religiosa e comunitaria.
L'ultima immagine raffigura Narasimha mentre sconfigge il demone, nel tempio di Channakeshava, sito di Belur nello Stato del Karnataka, nell'India meridionale.
Dinastia Hoysala, XI secolo.
Legno policromo
93,3 cm x 44,5 cm (esclusi il tenone e il basamento)
Segni di usura superficiale, ma in ottime condizioni generali
Proveniente da una collezione privata francese
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Ref: ELNNCXJCAH