Scarabeo reale di Neferkarê (Shabaka) in steatite – XXV dinastia – con certificato di autenticità
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Scarabeo reale di Neferkarê (Shabaka) in steatite – XXV dinastia – con certificato di autenticità

Di Galleria ANTIKARTS
Aderente al marchio Autenticità-Qualità
850
XVI secolo e anteriore
Altri stili
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Da: 75008, Paris, Francia

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    All’esame ravvicinato, sotto luce radente e con variazioni dell’angolo di osservazione, questo minuscolo scarabeo di 7 × 11 mm presenta tutti i marcatori attesi di un amuleto reale in steatite smaltata di epoca tarda, riassegnato al prenome (nome di trono) Neferkarê del faraone Shabaka (XXV dinastia).

    Si osservano i seguenti elementi:

    Usura coerente degli spigoli e dei rilievi, in particolare sul dorso dello scarabeo e sui fianchi, con arrotondamenti antichi e non fratture recenti.

    Residui di smaltatura o ingobbio color crema, molto assottigliati, visibili in piccole zone, soprattutto sulla corazza, con micro-fessurazioni sottili e punteggiatura superficiale, tipiche di una superficie antica sottoposta a sepoltura e a lunga manipolazione.

    Sulla base incisa, geroglifici profondamente incisi, riempiti da una tonalità bruno-nera (pigmento o incrostazione antica), meglio conservata nei solchi che sugli spigoli, elemento che costituisce un buon indicatore di autenticità.

    Assenza di tracce di fusione moderna (nessuna ripresa meccanica simmetrica, nessuna bava standardizzata): il modellato resta leggermente asimmetrico, con piccole irregolarità nell’incisione, segni di un lavoro manuale su un oggetto di dimensioni estremamente ridotte.

    Nello stato attuale, l’amuleto si presenta come uno scarabeo reale autentico, in buono stato di conservazione considerando le sue dimensioni e la sua antichità, perfettamente compatibile con una produzione della Terza Età Intermedia, XXV dinastia, regno di Shabaka (713–698 a.C.).


    Caratteristiche

    Oggetto: Scarabeo reale recante il prenome Neferkarê (faraone Shabaka)
    Materiale: Steatite finemente scolpita, anticamente smaltata / ingobbiata
    Cultura: Egizia
    Periodo: Terza Età Intermedia, XXV dinastia, ca. 713–698 a.C.
    Dimensioni: ca. 7 mm × 11 mm
    Stato di conservazione: Buono; usura d’uso, leggere abrasioni, piccole perdite di smaltatura, ma iscrizione perfettamente leggibile e forma dello scarabeo ben conservata.
    Provenienza: Ex esposizione museale dell’Arbeitsgruppe für Biblische Archäologie, Germania (dismissione museale).

    Documenti forniti:
    – Certificato di autenticità
    – Documento di provenienza dall’esposizione museale (dismissione)
    – Licenza di esportazione per uscita dall’Unione Europea, se applicabile.


    Contesto storico

    Lo scarabeo appartiene alla famiglia degli amuleti reali recanti il nome di incoronazione, ampiamente utilizzati a partire dal Nuovo Regno e ancora prodotti sotto la XXV dinastia kushita. Shabaka, sovrano nubiano, regnò su un Egitto unificato tra il 713 e il 698 a.C. e adottò il prenome Neferkarê (“Perfetto è il ka di Ra”), riprendendo deliberatamente un nome antico già portato dal re Pepi II della VI dinastia, con l’intento di inserirsi nella continuità della più prestigiosa tradizione faraonica.

    Lo scarabeo, immagine del dio Khepri, incarna il sole rinascente, il movimento ciclico e la rigenerazione. Associare il nome reale a questo supporto amuletico equivale a sacralizzare il potere e a significare che il re, come il sole, si rinnova ogni giorno e garantisce l’ordine cosmico. Questi minuscoli oggetti circolavano in tutto il regno, indossati al collo, montati su anelli, cuciti nei tessuti o inseriti in depositi votivi. Essi assolvevano funzioni magiche, politiche e amministrative (come sigilli).

    Sotto la XXV dinastia, i sovrani kushiti intensificarono l’uso di scarabei con il nome reale, parallelamente a una politica affermata di restaurazione dei culti tradizionali e dei grandi santuari. La presenza di scarabei Neferkarê/Shabaka in vari siti egiziani e levantini attesta la reale diffusione della sua autorità ben oltre la valle del Nilo.


    Analisi formale e materiale dell’esemplare

    1. Morfologia dello scarabeo (faccia dorsale)

    All’osservazione ravvicinata:

    – Il contorno è ovale allungato, leggermente irregolare, con un lieve appiattimento su un lato, probabilmente dovuto all’usura o alla lavorazione originaria.

    – La testa è chiaramente individuata ma addolcita dall’usura: si distinguono ancora il clipeo e la separazione dal protorace.

    – Le elitre sono segnate da un solco centrale oggi smussato. Le linee laterali di segmentazione sono ancora percepibili, ma leggermente attenuate dallo sfregamento.

    – Resti di rivestimento chiaro tendente al crema / biancastro compaiono a chiazze sul dorso: residui di una smaltatura o di un ingobbio superficiale, fessurato, con minuscole perdite ai bordi. Questa alternanza tra il fondo bruno-rossastro della steatite e le zone chiare conferisce all’oggetto una patina viva, testimone di una lunga manipolazione.


    2. Base incisa (faccia ventrale)

    La faccia inferiore, piana, reca l’iscrizione:

    Tre principali segni geroglifici, disposti in modo compatto: disco solare, elementi verticali e segno curvo alla base, corrispondenti a una lettura abbreviata del prenome Neferkarê.

    – Il tratto inciso è netto e piuttosto profondo per un oggetto di queste dimensioni, con profilo a “V”; all’ingrandimento si notano lievi tremolii e variazioni di spessore, indice di un’incisione manuale a punzone piuttosto che di una stampigliatura uniforme.

    – I solchi sono riempiti da una tonalità bruno-nera, miscela di deposito e pigmento antico: questa sostanza si è conservata nei recessi, mentre si è schiarita sugli spigoli superiori, in modo coerente con una pulitura antica delicata e con un uso prolungato.

    – Il bordo dell’ovale presenta piccole scheggiature antiche: la steatite silicea appare densificata, senza rotture fresche, a favore di un invecchiamento secolare.


    3. Patina, micro-alterazioni e tracce d’uso

    La patina generale è opaca, di colore bruno-rossastro tendente in alcuni punti all’aranciato, punteggiata da minuscole macchie più chiare (minerali, concrezioni).

    Alcune micro-fessurazioni superficiali attraversano la corazza, ma non penetrano la massa; esse risultano probabilmente da variazioni di umidità e temperatura.

    Nelle fotografie non si osservano tracce di colla, di restauri moderni pesanti o di riempimenti artificiali: il materiale appare omogeneo.

    Considerata la dimensione ridotta (11 mm), lo stato di conservazione dell’incisione è eccezionalmente leggibile, rendendo questo scarabeo un esemplare di qualità superiore.


    Valore culturale ed estetico

    Valore storico: lo scarabeo reca il nome di incoronazione di un faraone ben identificato, Shabaka, figura chiave della XXV dinastia kushita. Esso incarna uno dei rari momenti in cui un potere nubiano rivendica e rielabora l’eredità egizia classica.

    Valore iconografico: unisce due grandi sistemi simbolici: lo scarabeo di Khepri (rinascita solare) e la titolatura reale (legittimità dinastica). Questo intreccio conferisce all’amuleto una densità teologica e politica eccezionale, nonostante le sue dimensioni minime.

    Valore estetico: la combinazione del caldo bruno-rossastro della steatite, dei riflessi chiari dell’antica smaltatura e del grafismo scuro dei geroglifici crea un oggetto miniaturizzato di forte impatto visivo, particolarmente elegante se montato come gioiello o presentato su un supporto neutro.

    Valore di rarità: gli scarabei con il nome Neferkarê-Shabaka sono noti, ma gli esemplari con provenienza museale documentata e in uno stato di leggibilità così elevato sono poco frequenti sul mercato.


    Tracciabilità e garanzie

    Provenienza: esposizione museale dell’Arbeitsgruppe für Biblische Archäologie, Germania (dismissione / deaccession). L’uscita da un contesto museale strutturato costituisce una seria garanzia di controllo precedente (autenticità, origine lecita).

    Certificato di autenticità: rilasciato a nome dell’attuale venditore, riportante la provenienza museale e le caratteristiche tecniche dell’opera.

    Esportazione: per un acquirente al di fuori dell’Unione Europea, sarà necessario richiedere una licenza di esportazione. Il termine amministrativo ragionevole varia generalmente da 6 settimane a 3 mesi, tempo necessario alle autorità competenti per esaminare il dossier (fotografie, provenienza, natura dell’oggetto) prima di autorizzarne l’uscita.


    Rapporto di perizia

    Autenticità: molto probabile, alla luce della coerenza stilistica, dell’usura, della patina e della provenienza museale.

    Datazione: Terza Età Intermedia, XXV dinastia, regno di Shabaka (713–698 a.C.), compatibile con la titolatura Neferkarê.

    Stato di conservazione: buono; usura normale, incisione leggibile, nessun restauro pesante visibile.

    Interesse: amuleto di alto valore storico, reale e simbolico, ideale per una collezione di glittica egizia, di scarabei reali o per un cabinet de curiosités specializzato in piccoli oggetti ad alta carica simbolica.


    Rapporto di perizia dettagliato

    Lo studio di questo scarabeo conferma la sua appartenenza alla serie ben documentata degli scarabei reali di Shabaka, nei quali il prenome Neferkarê è abbreviato in pochi segni geroglifici caratteristici, disposti in modo compatto all’interno di un ovale ristretto. Lo stile dell’incisione – segni relativamente alti, tratto deciso e sobrio, privo di riempimenti decorativi superflui – è conforme alle produzioni tarde della Terza Età Intermedia, distinto sia dagli scarabei massicci del Nuovo Regno sia dagli amuleti più schematici della Bassa Epoca.

    La steatite, pietra tenera e fine, è stata qui accuratamente modellata in forma di scarabeo e successivamente rivestita da uno strato chiaro oggi solo parzialmente conservato. La modalità di alterazione di questo rivestimento (assottigliamento progressivo, opacità, micro-sfaldature) non corrisponde a una patina artificiale recente, ma a una superficie che per secoli è stata esposta a sfregamenti e a condizioni di sepoltura variabili. Le piccole concrezioni visibili nei recessi, unite all’assenza di residui moderni (niente vernici, niente cere lucide), rafforzano questa interpretazione.

    Dal punto di vista funzionale, la dimensione (7 × 11 mm) indica con forza che si trattava molto probabilmente di un amuleto personale, forse montato su un anello o portato come pendente. Il dorso accuratamente scolpito, senza eccesso di dettaglio, suggerisce un oggetto pensato per essere visto e manipolato, non un semplice sigillo utilitario. La base incisa, invece, è perfettamente operativa come superficie di sigillo, consentendo al portatore di sigillare un papiro, una giara o un cofanetto con il nome simbolico del re, appropriandosi così di una parte della sua protezione.

    Il legame con il sovrano kushita Shabaka è storicamente significativo: riprendendo il prenome Neferkarê, egli si colloca nella filiazione degli antichi re menfiti e cerca di riattivare la memoria dell’Antico Regno, in piena coerenza con la politica generale di restaurazione religiosa perseguita dalla XXV dinastia. Possedere oggi uno scarabeo recante questo nome, proveniente da una precedente esposizione museale, significa detenere un frammento tangibile di questa strategia di legittimazione, condensata in un oggetto di pochi millimetri.

    In conclusione, questo scarabeo reale di Neferkarê (Shabaka), in steatite e di provenienza museale, riunisce i criteri essenziali ricercati dai collezionisti esigenti: autenticità probabile, attribuzione reale chiara, stato di conservazione leggibile, patina convincente e tracciabilità solida, rendendolo un pezzo di riferimento nel campo degli amuleti egizi della Terza Età Intermedia.

    Ref: 3HC1JESHSD

    Stato Buono
    Stile Altri stili (Archeologia Stile Altri stili)
    Epoca XVI secolo e anteriore (Archeologia Epoca XVI secolo e anteriore)
    Paese di origine Africa
    Tempi di spedizione Pronto per la spedizione in 4-7 giorni lavorativi
    Localizzazione 75008, Paris, Francia
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